Stagione 2025/2026 | 3 marzo 2026
100 LITRI DI BIRRA
Titolo originale: 100 litraa sahtia
Regia: Teemu Nikki
Sceneggiatura: Teemu Nikki
Fotografia: Jarmo Kiuru
Montaggio: Jussi Sandhu
Musiche: Marco Biscarini
Scenografia: Maria Hahl
Costumi: Anna Vilppunen
Interpreti: Elina Knihtilä (Pirkko), Pirjo Lonka
(Taina), Ville Tiihonen (Hauki-Hikkanen), Ria Kataja (Päivi), Jari Pehkonen
(Ponu-Paavo), Pertti Sveholm (Väinö Turpeinen), Elmer Bäck (Jorma), Jakob
Öhrman (Nestori), Vilma Melasniemi (pastore), Rami Rusinen (proprietario di
Haaviston), Liisa Vuori (Salla), Henna Hakkarainen Sirkku Jori Halttunen
(Tapani), Saija Miettinen (Merja), Anna Pitkämäki (Jaana), Marko Miettinen
(uomo col gilet)
Produzione: Jani Pösö, Andrea Romeo per It's
Alive Films/The Culture Business/Smile Entertainment
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 88’
Origine: Finlandia, Italia, 2024
Data uscita: 17 luglio 2025
La sahti è una birra molto forte
aromatizzata al ginepro, che si trova solo in Finlandia, e che si produce
preferibilmente in casa seguendo metodi secolari. Le due sorelle Taina e Pirkko
ne sono apprezzate (e invidiate) produttrici: ma quando la terza sorella gliene
chiede cento litri per il proprio matrimonio, iniziano i guai. Sensi di colpa
inevasi, rivalità quasi letali con i vicini, beffe del destino e irresistibile
voglia di “assaggiare” il prodotto renderanno la fornitura dei cento litri una
vera e propria odissea tragicomica.
Taina
e Pirkko sono due sorelle che vivono insieme in un paese della provincia
finlandese, dove producono e vendono un’ottima birra artigianale, il sahti.
Quando ne devono fare cento litri per il matrimonio della sorella, le due
realizzano la loro bevanda migliore. Peccato che, per festeggiare il risultato,
le protagoniste se lo bevano tutto, ragione per la quale dovranno trovare in
pochissimo tempo altri sahti in giro per il villaggio.
A
circa un anno di distanza da “La morte è
un problema dei vivi”, Teemu Nikki torna dietro la macchina da presa con “100 litri di birra”, un’altra black
comedy dai toni grotteschi composta da situazioni paradossali e personaggi
sopra le righe che si diverte anche a parodiare i generi cinematografici, in
particolare il western e il thriller, entrambi sfruttati per alzare i toni ed
evidenziare l’aspetto ironico della vicenda.
Infatti,
se i momenti di sfida tra le protagoniste e i loro “avversari” di turno
(concorrenti nella produzione di birra, clienti che cercano di non saldare il
conto, ecc.) ricordano i duelli tipici del western e servono quindi a
enfatizzare i conflitti vissuti dalle due donne, il countdown sulle ore che
mancano al matrimonio è una soluzione da thriller che evidenzia la corsa contro
il tempo delle eroine per marcare la natura tragicomica delle loro
disavventure. Ma mentre l’opera precedente sfociava nella tragedia ed era
caratterizzata da ambienti cupi e claustrofobici, questa mantiene dei toni
(quasi) sempre ironici ed è illuminata da una fotografia dai colori accesi -
spesso tendenti al giallo -, che rende l’atmosfera più solare ed esalta gli
ambienti aperti nei quali si svolge buona parte della storia.
Nonostante
l’atmosfera apparentemente ariosa, ci troviamo di fronte a un’opera dal fondo
molto amaro dove nel corso della narrazione si delinea un quadro umano e
sociale doloroso dove emergono problematiche serie come l’alcolismo, la
solitudine, le relazioni tossiche, il trauma e il senso di colpa. Tutti
elementi tematici in buona parte presenti anche nei precedenti “La morte è un problema dei vivi” e “Il cieco che non voleva vedere Titanic”,
e che confermano quindi la poetica di Nikki, che anche quando cambia il proprio
stile visivo non rinuncia a raccontare i lati tragici dell’essere umano e, in
particolare, della società finlandese.
Juri
Saitta, CineCriticaWeb
"A
tiene 'na cos' a raccuntà?" Quante volte, guardando un film o una serie,
ci tornano in mente le parole di Antonio Capuano al giovane protagonista di “È stata la mano di Dio?” Quante volte
abbiamo la sensazione che l'autore, in fin dei conti, qualcosa da raccontare
non l'avesse. Di certo non è il caso di “100
litri di birra” e in generale del cinema di Teemu Nikki, il regista
finlandese che già ci aveva colpiti con i suoi “La morte è un problema dei vivi” o “Il cieco che non voleva vedere Titanic”, o ancora la serie “Mister 8”: cinema indipendente solido,
senza fronzoli, diretto, ma con un'estatica precisa, riconoscibile e personale.
Guardi un film di Teemu Nikki e subito capisci che si tratta di una sua opera.
E già soltanto questo, oggi, non è da tutti.
Un
approccio al racconto che ha decisamente colpito sin da subito in patria, come
testimonia la scelta del suo terzo film, “Euthanizer”,
come candidato finlandese nella categoria del miglior film agli Oscar del 2019.
Se quel riconoscimento gli è stato negato, non centrando l'obiettivo di entrare
nella cinquina scelta dall'Academy, due anni dopo è arrivato il premio degli
spettatori della sezione Orizzonti Extra di Venezia per “Il cieco che non voleva vedere Titanic”, film che affronta un altro
tema non scontato, mettendo al centro del racconto un uomo su una sedia a
rotelle, quasi completamente cieco a causa della sclerosi multipla. Malattia
che il personaggio condivide con il suo interprete, in una intrigante e
bizzarra combinazione tra finzione e realtà. Quello che riecheggia nella sua
opera, però, è anche il suo peculiare senso dell'umorismo, un tono da Black
Comedy che ci aveva intrigati ne “La
morte è un problema dei vivi” e che ritroviamo con gioia e in misura ancora
maggiore in “100 litri di birra”,
nelle assurde peripezie delle due protagoniste Taina e Pirkko, due sorelle che
devono rimediare a un proprio grave errore: dopo aver prodotto i 100 litri di
sahti per un matrimonio ed esserseli bevuti perché di qualità eccelsa, sono
costrette a reperirne altri per poter completare il lavoro e la consegna.
L'umorismo nero di Teemu Nikki trova terreno fertile nelle disavventure delle
due sorelle, dando via libera a quegli elementi comici, paradossali o
grotteschi che enfatizzano le situazioni e le fanno esplodere in momenti di
assurdità inattesa.
Il
racconto di “100 litri di birra” è
fatto di sequenze esilaranti, ma anche di tanti eccessi in cui si riflette la
solitudine del contesto in cui si muovono le protagoniste, che Teemu Nikki
conosce molto bene: ambientato a Sysmä, luogo d'origine del regista, il film si
propone come orgogliosamente provinciale, sottolineando l'importanza del sahti
per la comunità di cui fa parte. Il film ragiona, attraverso i meccanismi
narrativi della Black Comedy, su come e quanto quella bevanda tradizionale sia
parte costituente dell'identità di quei personaggi in cui ci sentiamo di
immedesimarci, spingendoci a riflettere, tra una risata e l'altra, non tanto
sull'alcolismo ma sulle sue cause, su quella disperazione che ammanta le
protagoniste e le rende così adorabilmente disperate e uniche.
Simboli
di un cinema indipendente che sa colpire e lasciare il segno, senza compromessi
e con incredibile potenza.
Antonio
Cuomo, MoviePlayer
TEEMU
NIKKI
Filmografia:
3 volte Simo (2012), Lovemilla (2015), Euthanizer (2017), Nimby:
Not In My Backyard (2020), Il cieco
che non voleva vedere Titanic (2021),
Snot & Splash - Il mistero dei buchi
scomparsi (2023), La morte è un problema dei vivi (2023), 100 litri di birra (2024)
Martedì 10 marzo:



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