Stagione 2025/2026 | 28 aprile 2026




GIOVANI MADRI

Titolo originale
: Jeunes Mères
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Fotografia: Benoît Dervaux
Montaggio: Marie-Hélène Dozo
Scenografia: Igor Gabriel
Costumi: Dorothée Guiraud
Interpreti: Lucie Laruelle (Perla), Babette Verbeek (Jessica), Elsa Houben (Julia), Janaïna Halloy Fokan (Ariane), Samia Hilmi (Naïma), Jef Jacobs (Dylan), Günter Duret (Robin), Christelle Cornil (Nathalie), India Hair (Morgane), Joely Mbundu (Angèle), Claire Bodson (Isabelle), Eva Zingaro (Asun), Adrienne D'Anna (Yasmine), Mathilde Legrand (Lucie), Hélène Cattelain (Sylvie), Selma Alaoui (direttrice Betty)
Produzione: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Delphine Tomson, Denis Freyd per Les Films du Fleuve/Archipel 35/The Reunion/France 2 Cinéma/BeTV/Orange/Proximus/RTBF
Distribuzione: Bim Distribuzione/Lucky Red
Durata: 105’
Origine: Belgio, Francia, 2025
Data di uscita: 20 novembre 2025
Miglior sceneggiatura al 78. Festival di Cannes (2025).

In una casa famiglia per giovani madri, Jessica, Perla, Julie, Naïma e Ariane, tutte cresciute in circostanze difficili, lottano per ottenere una vita migliore per loro stesse e i loro figli.
Dopo “L’enfant” il tema della maternità torna ad attraversare il cinema dei fratelli Dardenne. Con il loro nuovo film i due cineasti belgi lo affrontano in un film dal respiro più corale e si concentra soprattutto su cinque adolescenti (Jessica, Perla, Julie e Naima e Ariana) che vivono in una casa famiglia per giovani madri e lottano per avere un futuro migliore per sé stesse e per i loro figli. Il cinema dei Dardenne non solo pedina le protagoniste ma fa sentire il respiro, le paure ma anche la determinazione. C’è chi sogna una casa, chi desidera rivedere la madre naturale, chi cerca di contattare in ogni modo il ragazzo ma non riceve risposte.
In “Giovani madri” c’è il meglio della loro visione ‘neorealista’. L’obiettivo non è quello di creare apposta un’azione ma mettere le ragazze davanti a una situazione per farle agire. La scrittura, soprattutto dopo il deludente “Tori e Lokita”, è qui decisamente fluida, aperta. La vita delle ragazze si costruisce autonomamente e non si sente il peso della struttura drammaturgica. Un volto, un gesto. Jessica che segue la madre, Perla che cerca aiuto dalla sorella e poi le restituisce i soldi che le aveva prestato. Delle sue bravissime attrici non professioniste i Dardenne catturano la loro verità, gli scatti improvvisi, il buio dietro i loro desideri. Ma si soffermano anche sui dettagli: il battito nel cuore nella pancia, una poesia di Apollinaire, un abbraccio liberatorio. C’è una tensione interna in ogni incontro e spesso non si avverte lo scarto tra la finzione e la presa diretta sulla realtà. Il sospetto di didascalismo, che può esserci nella vicenda della madre che cerca di evitare che la figlia faccia adottare il bambino da una giovane coppia, sprigiona però un dolore e una rabbia autentici.
I cineasti si caricano sulle spalle le loro protagoniste e, più che i corpi, sono i volti e le loro espressioni che raccontano la loro storia e le loro reazioni, anche prima delle parole. Inoltre stavolta “Giovani madri” recupera quella luminosità di “Due giorni, una notte”, lascia intravedere un possibile orizzonte, anche nei tentativi di avvicinamento e nelle laceranti separazioni. C’è sempre però un filo che unisce queste azioni contrastanti. Tra quelle più intense, c’è la lettera che una delle ragazze scrive per la figlia quando compirà 18 anni. Certo, è una scena appositamente costruita, dove i Dardenne hanno dato precise indicazioni di regia alla ragazza per realizzarla. Eppure i cineasti catturano quell’impulso che mescola la tristezza e la felicità insieme, le difficoltà del presente e la speranza sul futuro. I drammi segnano le vite delle protagoniste ma c’è comunque un confine sempre più labile tra l’azione e il fuori-campo. Così, anche dei momenti apparentemente non centrali, mostrano quei frammenti di un vento di libertà, sia narrativa sia formale. Una giovane coppia, il motorino, le auto che suonano. È quasi un ritorno agli spostamenti del giovanissimo apprendista meccanico di “La promesse”. Non è un ritorno alle origini. Oppure lo è in parte. Quella programmaticità degli ultimi film è comunque superata. Non c’è stato un restyling, né un nuovo metodo perché quello, al di là dei risultati, ha comunque mantenuto una coerenza nella loro filmografia. Stavolta è lo sguardo, cinematografico e morale, che è quello giusto. Anche per questo “Giovani madri” è tra i loro film più ispirati.
Simone Emiliani, Sentieri Selvaggi

(……) Cinque ragazze, non ancora maggiorenni, vivono in una casa famiglia che è più argine che rifugio. Jessica, Perla, Julie, Naïma, Ariane: nomi che evocano promesse ferite, destini precoci. Sono lì per imparare a essere madri, ma prima ancora per imparare a essere figlie, corpi, voci, soglie. Vite nate sul ciglio, incerte, mai davvero iniziate, eppure già chiamate a dare inizio ad altre vite. Il paradosso diventa possibilità: fiorire nel sacrificio, ritrovare sé stesse mentre si prendono cura di qualcun altro. La scuola della responsabilità umana.
I Dardenne non raccontano, cercano. Non costruiscono, seguono. Non dirigono, accompagnano. Credono ancora nella flagranza dell’accadere, si fidano del gesto più che della parola, del volto più che del discorso. In un’epoca che ha dismesso la fiducia nella realtà e nella sua rappresentazione, questo pedinamento ostinato diventa atto di fede. Commovente, perché fuori tempo. Un cinema che non teme di restare indietro, se è lì che può ancora trovare l’umano. Che non cerca redenzione, ma soltanto uno sguardo giusto.
Gli spazi - strade battute avanti e indietro, stanze troppo strette, abitacoli in movimento - non sono sfondo ma linguaggio. Geografie interiori attraversate a fatica, mentre si spingono avanti passeggini carichi di angosce e orizzonti. È una mappa sentimentale quella tracciata dal film: i luoghi si definiscono dove si prende cura, dove l’altro è accolto, dove la relazione fonda l’identità. Famiglia, suggerisce il film, è dove sei riconosciuto.
Tutto si gioca lì, nel riconoscimento. Le ragazze protagoniste sono identità interrotte, amputate alla radice, cresciute senza amore o con un amore distorto. Il passato non consola, pesa: madri assenti, alcolizzate, adulti egoisti lasciano fardelli muti, ferite aperte. Ma il presente del film - un presente eterno, esposto, precario - apre uno spiraglio: quello di una seconda possibilità. Nel gesto più radicale e difficile: esserci per un altro. È qui che il film diventa dichiarazione politica e poetica insieme.
Quando poi arriva la musica - intradiegetica, rara - non è ornamento ma fenditura. Contrappunto di speranza. Prova che qualcosa può cambiare. Che dopo tanto dolore può insinuarsi ancora una nota diversa.
I Dardenne lavorano con attrici giovanissime, con neonati. Ogni gesto ha il peso nudo della verità. La frontalità è totale, ma mai invadente. Il rischio della retorica, della commozione facile è costante, ma viene disinnescato dall'accadere stesso della vita, dal suo disordine salvifico, dal suo farsi incessante e imprevedibile.
Apollinairiano per disperazione di realtà e fiducia di vita, “Jeunes Mères” scarta ogni consolazione per abbracciare un'idea più radicale: la possibilità di trasformare, di riscrivere, di interrompere una catena. Non salva nessuno, ma accoglie tutti. Non spiega, accompagna. E in questo gesto - tenero, laico, disarmato - i Dardenne ritrovano il senso più profondo del loro cinema. Perché guardare, semplicemente guardare, è già una forma di cura, forse l'ultima possibile.
Gianluca Arnone, Cinematografo.it


JEAN-PIERRE DARDENNE, LUC DARDENNE
Filmografia:
Falsch (1987), Je pense à vous (1992), La Promesse (1996), Rosetta (1999), Il figlio (2002), L'Enfant - Una storia d'amore (2005), Il matrimonio di Lorna (2008), Il ragazzo con la bicicletta (2011), Due giorni, una notte (2014), La ragazza senza nome (2016), L'età giovane (2019), Tori e Lokita (2022), Giovani madri (2025)


Martedì 5 maggio:
FATHER MOTHER SISTER BROTHER di Jim Jarmusch, con Cate Blanchett, Vicky Krieps, Adam Driver, Mayim Bialik, Tom Waits

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