Stagione 2025/2026 | 27 gennaio 2026
ARAGOSTE A MANHATTAN
Titolo originale: La Cocina
Regia: Alonso Ruizpalacios
Tratto da: omonima opera teatrale di Arnold
Wesker
Sceneggiatura: Alonso Ruizpalacios
Fotografia: Juan Pablo Ramírez
Musiche: Tomás Barreiro
Montaggio: Yibrán Asuad
Scenografia: Sandra Cabriada
Costumi: Adela Cortàzar
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 139’
Origine: Messico, U.S.A., 2024
La storia d'amore, insieme tenera e burrascosa, tra un cuoco di origine
messicana, Pedro, e una cameriera americana, Julia. Quando Julia scopre di
essere incinta, Pedro prova a convincerla a non abortire, immaginando per loro
due un futuro diverso, tanto più che la direzione ha promesso di fargli
ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno. Le cose però si complicano
quando viene scoperto un furto nella cassaforte del ristorante e nell'arco di
una sola, incredibile giornata sarà messo in gioco il destino di tutti.
Al The Grill, ristorante
iperfrequentato di New York, lavora una moltitudine di persone, tra cucina,
sala e uffici. Ognuno con i suoi problemi, ognuno con le sue isterie. Tra di
loro ci sono Estela, che trova un posto di lavoro, Julia, che dovrà prendere
una decisione importante e Pedro, a cui l'esperienza di cuoco cambierà per
sempre la vita.
Il primo merito del nuovo film di
Alonso Ruizpalacios è ricordarci cosa sia davvero una cucina di un ristorante,
al netto della rappresentazione idealizzata di certe pellicole patinate di
successo.
Ovvero un microcosmo fatto di
profumi, sapori, vapori, rumori, e prima ancora esseri umani. Un'umanità
variegata, composta da persone di genere, culture, età e provenienze diverse,
costretta a muoversi in un unico luogo secondo una gerarchia rigida, per nulla
democratica, con turni di lavoro massacranti e ritmi indiavolati per soddisfare
le innumerevoli pretese dei clienti. È su questo microcosmo che si concentra il
film, mettendo in risalto sullo schermo tutto ciò che si cela dietro e durante
la preparazione di un piatto. Non è tanto il cibo a interessare il regista,
quanto gli incontri e scontri esplosivi tra chi lo cucina, il confronto acceso
al limite della rissa tra lavoratori immigrati e sfruttati, sfiniti da un
andirivieni incessante di richieste.
Sembra una commedia che cavalca il
trend dei film sulla cucina, dal tenero “Ratatouille”
al crudele “The Menu”, ma in realtà “La Cocina” si rivela un film
profondamente politico e in questo suo spessore narrativo si fa interessante,
in quanto metafora eclatante dello sfruttamento del sistema capitalistico sui
lavoratori (specie immigrati), della prevaricazione dei potenti sui più deboli,
della sopraffazione della classe dei privilegiati (i clienti, come i manager
del ristorante) su quella dei lavoratori svuotati di sogni e di energia vitale.
Va letta in questo senso la grottesca sequenza finale, un memorabile
pianosequenza fracassone sull'implosione di un uomo, fatto a pezzi da una vita
problematica e frenetica, spesa nell'entropia di relazioni di una cucina che è
terra tutti e di nessuno. L'accostamento alla pluripremiata serie “The Bear” è comprensibile e opportuno,
ma in questo film il passo narrativo è notevolmente più pigiato
sull'acceleratore della politica e nella ricerca di uno smaccato realismo nel
rappresentare una babele di lingue, insulti, sigarette consumate, risate e
discussioni anche feroci. Colpisce la caratterizzazione approfondita dei
personaggi, specie dei due personaggi cruciali Julia e Pedro, una cameriera
gringa e un cuoco irregolare messicano.
Due instancabili lavoratori del The
Grill, ma anche due amanti che si scambiano passioni, sogni e segreti in una
cella frigorifera. Li interpretano Rooney Mara e Raul Briones, quest'ultimo in
una performance memorabile che è metafora anch'essa del talento frustrato, mai
valorizzato e portato all'esasperazione. Il film manda in frantumi l'utopia di
un futuro migliore per tutti, quell'american dream tradito dalla realtà di
tutti i giorni, eppure cullato nel cuore di tutti quei self made men che
approdano ogni giorno in America in cerca di accoglienza e progresso e si
ritrovano invece sbattuti tra pentole, umiliazioni e volgarità. L'uso del
bianco e nero è funzionale a raccontare questa fiaba nera insieme grottesca e
disperante, tratta non a caso dalla pièce di Arnold Wesker di cui eredita tutto
l'impianto e l'impatto teatrale.
Claudia Catalli, MyMovies
(…… ) “Aragoste a Manhattan” è la, nuova opera del regista messicano
Alonso Ruizpalacios, dove la cucina si trasforma in un vero e proprio melting
pot culturale.
Inizialmente seguiamo la storia di
una ragazza che ha lasciato il Messico per andare a lavorare in un ristorante
di New York, dove c’è già Pedro, un uomo che conosce da tanto tempo, ma molto
presto il film diventa un’opera corale in cui le dinamiche della cucina del
locale fungono da metafora di tante riflessioni sociopolitiche, inerenti
all’integrazione e alla condivisione di esperienze tra persone molto diverse
tra loro. Al centro del film si intreccia anche la storia d’amore tenera e
tormentata tra Pedro e Julia, una cameriera americana. Quando Julia scopre di
essere incinta, Pedro prova a trattenerla, sognando con lei un futuro
possibile, soprattutto ora che la direzione ha promesso di aiutarlo a ottenere
il permesso di soggiorno. Ma quando una somma di denaro sparisce
misteriosamente dalla cassaforte del ristorante, tutto cambia. Le indagini
interne scatenano sospetti, tensioni e confronti. L’universo culinario diventa
così un pretesto per ragionare sui rapporti umani, affettuosi e conflittuali,
in un micro-universo fortemente simbolico, dove nessuno si fida dell’altro e in
cui il proprio spazio di lavoro va preservato a ogni costo. Dopo aver stupito
con film come “Güeros” e “Museo”, Ruizpalacios prosegue a mostrare
il suo buon talento con questa pellicola quasi interamente in bianco e nero e
in grado di valorizzare al meglio lo stile esuberante del suo autore. L’inizio
e il finale sono eccessivi, anche e soprattutto da un punto di vista registico,
così come ci sono un paio di scene troppo sopra le righe, ma questi limiti si
compensano con momenti di altissimo livello, a partire da uno splendido e
lunghissimo piano-sequenza che segna uno dei momenti di massima difficoltà del
lavoro in cucina dei vari personaggi. Il risultato è un film altalenante, ma
potente, che ha come valore aggiunto un cast molto affiatato: se la maggior
parte delle attrici e degli attori sono poco noti, va segnalata la presenza di
una star del cinema a stelle e strisce come Rooney Mara, nei panni di Julia.
Andrea Chimento, Il Sole 24 Ore
ALONSO RUIZPALACIOS
Filmografia:
Güeros (2014), Museo - Folle rapina a Città del Messico (2018), Una película de policías (2021), Aragoste a Manhattan (2024)
Martedì 3 febbraio 2026:
IL MAESTRO E
MARGHERITA di Michael Lockshin, con August Diehl, Evgeniy Tsyganov, Yuliya Snigir,
Claes Bang, Yuri Kolokolnikov



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