Stagione 2025/2026 | 13 gennaio 2026
SOTTO LE FOGLIE
Titolo originale: Quand vient l'automne
Regia:
François Ozon
Sceneggiatura:
François Ozon
Musiche:
Evgueni Galperine, Sacha Galperine
Fotografia:
Jérôme Alméras
Montaggio:
Anita Roth
Scenografia:
Christelle Maisonneuve
Costumi:
Pascaline Chavanne
Interpreti:
Hélène Vincent (Michelle Giraud), Josiane Balasko (Marie-Claude Perrin),
Ludivine Sagnier (Valérie Tessier), Pierre Lottin (Vincent Perrin), Garlan Erlos
(Lucas Tessier), Sophie Guillemin (capitano di polizia), Malik Zidi (Laurent
Tessier), Paul Beaurepaire (Lucas Tessier 18 ans), Sidiki Bakaba (curato),
Pierre Le Coz (brigadiere Michel Masiero
(Bernard), Vincent Colombe (medico di Michelle), Marie-Laurence Tartas (medico
in ospedale), Adam O-H (bambino in chiesa), Isabelle Mazin (vicina)
Produzione:
François Ozon
Distribuzione:
Bim Distribuzione
Durata:
102’
Origine:
Francia, 2024
Data uscita:
10 aprile 2025
La premurosa nonna Michelle vive la sua tranquilla pensione in un
piccolo villaggio della Borgogna, vicino alla migliore amica Marie-Claude.
Michelle non vede l’ora di trascorrere l’estate con il nipote Lucas, ma quando
sua figlia Valérie e Lucas arrivano a casa le cose iniziano a prendere una
strana piega e nulla sembra andare per il verso giusto: Valérie mangia dei
funghi velenosi raccolti da Michelle e il ritorno di Vincent, il figlio di
Marie-Claude appena uscito di prigione, sembra sconvolgere ulteriormente gli
equilibri...
Un piccolo paese campestre in
Borgogna, un’anziana e dolce signora, Michelle (interpretata con grande
ricchezza di accenti e sfumature da Hélène Vincent), che occupa le sue giornate
solitarie dedicandosi alla sua bella casa, leggendo romanzi che la fanno
scivolare in un sonno profondo, andando a messa, incontrando l’amica
Marie-Claude (Josiane Balasko, attrice-regista famosissima in Francia per le
sue doti comiche ma che conferma qui il suo talento drammatico) con cui
raccoglie i funghi nei boschi in occasione dell’arrivo della figlia (Ludivine
Sagnier, efficace in un ruolo sgradevole) col nipotino.
In “Quand vient l’automne” (“Sotto
le foglie”), una storia che ha ideato in collaborazione con Philippe Piazzo
ispirandosi ad un episodio della sua infanzia, François Ozon colloca al centro
della narrazione la vecchiaia, ossia proprio quella dimensione che normalmente
al cinema viene relegata in secondo piano. L’originalità del film risiede nella
connotazione profondamente ambigua e inquieta che Ozon assegna ad un’età della
vita spesso banalizzata dietro una superficie rassicurante. Un elemento nuovo è
anche che la protagonista, nonostante ceda in qualche frangente alla
depressione, sia essenzialmente e ad ogni costo proiettata con determinazione
verso la vita, il futuro, mentre il suo passato di ex prostituta riaffiora a
poco a poco in una narrazione che privilegia le ellissi, le sospensioni e le
allusioni. Nulla del suo comportamento suggerisce quale fosse stata la storia
di Michelle quando viveva la sua giovinezza a Parigi e più Ozon contempla la
presunta trasparenza di questo bellissimo, complesso personaggio, più
suggerisce i doppi e tripli fondi della sua personalità con silenzi e dettagli
che lasciano intuire i possibili pensieri, le oscure tentazioni che
attraversano la sua mente.
Michelle ha un rapporto negativo
con la figlia, che non ha mai accettato il suo passato e dopo uno strano
“incidente” domestico in cui subisce un avvelenamento da funghi, le nega la
compagnia del nipotino, cui la vecchia è profondamente legata. In un riflesso
di specularità invertita rispetto al loro rapporto, è il legame tra
Marie-Claude e il figlio Vincent (l’ottimo Pierre Lottin), devoto alla madre ma
che è appena uscito di prigione perché incline ad azioni irrazionali e brutali.
In un quadro naturale dominato dai cromatismi caldi e iridescenti, valorizzati
dalla bellissima fotografia di Jérôme Alméras, covano tensioni dall’esito
imprevedibile, dove le conseguenze di un omicidio possono paradossalmente essere
benefiche per qualcuno che, al momento opportuno, saprà ricorrere all’omertà
pur di contraccambiare chi gli ha donato un’insperata felicità. Ozon ha
dichiarato di essersi ispirato ai romanzi “duri” di Simenon e infatti ne
rielabora le dinamiche umane estremamente contraddittorie, le crudeltà, i
rancori irranciditi, la comprensione umana per le vite “immorali”, imprimendovi
al tempo stesso le proprie personali ossessioni per i legami familiari
distruttivi e dolorosi. A oltre vent’anni di distanza da “Sotto la sabbia” (2001) ritorna anche il motivo delle presenze dei
fantasmi nel quotidiano, che in questo caso riflettono i sentimenti di colpa
coi quali si può finire per convivere in una (quasi) serena amoralità che Ozon
non giudica e affida alla coscienza dello spettatore.
Roberto Chiesi, Cineforum
Ozon continua a giocare coi generi:
conoscendo il regista francese, siamo abituati alle sue pellicole in cui i
canoni stilistici vengono costantemente ribaltati e mescolati. Fin dall’inizio
della sua carriera François Ozon ha unito generi molto diversi, accostando ad
esempio il dramma con il grottesco in “Sitcom”,
oppure il cinema giallo con la commedia e con il musical in “8 donne un mistero”, senza lesinare
anche forme decisamente anticonvenzionali di trattare il thriller o il
melodramma. Al centro della trama c’è
Michelle, una pensionata che vive in un tranquillo villaggio della Borgogna: la
donna condivide la sua vita con l’amica di lunga data Marie-Claude e si dedica
alla cura del suo orto. La sua routine viene sconvolta dall’arrivo della figlia
Valérie e del nipote Lucas: Valérie è distaccata e rancorosa verso la madre a
causa di un passato difficile, mentre Marie-Claude è preoccupata per il figlio
Vincent, da poco uscito dal carcere. Dopo il divertente “Mon crime”, Ozon firma un film senza dubbio più inquietante, capace
di inserire i generi di cui sopra in un contesto che va a sfiorare anche il
polar, un modo di raccontare tanto della letteratura quanto del cinema, tipicamente
francese, in cui il poliziesco si mescola con il noir. Quello che conta davvero
in “Sotto le foglie”, però, sono
soprattutto i rapporti umani e la difficoltà di comunicazione relativa al
rapporto tra genitori e figli: su queste dinamiche Ozon aveva già ragionato con
titoli come “È andato tutto bene”,
tra i suoi lavori più toccanti, oppure nel magnifico “Le temps qui reste”, in cui si parlava anche della relazione tra un
ragazzo e la sua amata nonna.
Seppur non
ci sia niente di particolarmente nuovo in questo lungometraggio e qualche
scelta di copione risulti un po’ forzata, nel complesso “Sotto le foglie” è un
film capace di emozionare e intrattenere nel modo giusto, grazie a una trama
avvincente e ricca di un’adeguata dose di mistero.
Andrea Chimento, Il
Sole 24 Ore
FRANÇOIS OZON
Filmografia:
Sitcom (1998), Amanti criminali (1999),
Gocce d'acqua su pietre roventi (1999),
Sotto la sabbia (2000), 8 Donne e un
mistero (2002), Swimming pool (2003), CinquePerDue - Frammenti di vita amorosa
(2004), Il tempo che resta (2005), Angel - La vita, il romanzo (2006), Un lever de rideau (2006), Il rifugio (2009), Ricky - Una storia d'amore e libertà (2009), Potiche - La bella statuina
(2010), Nella casa (2012), Giovane e bella (2013), Una nuova amica (2014), Frantz (2016), Doppio amore (2017), Grazie
a Dio (2019), Estate '85 (2020), Peter von Kant (2021), È andato tutto bene (2023), Mon Crime - La colpevole sono io
(2023), Sotto le foglie (2024), L’étranger (2025)
Martedì 20 gennaio 2026:
LA GAZZA
LADRA di Robert Guédiguian, con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin,
Gérard Meylan, Grégoire Leprince-Ringuet, Lola Naymark



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