IL MAESTRO E MARGHERITA
Titolo originale: Master i Margarita
Regia:
Michael Lockshin
Sceneggiatura:
Michael Lockshin, Roman Kantor
Tratto da:
romanzo omonimo di Michail Bulgakov
Fotografia:
Maxim Zhukov
Musiche:
Anna Drubich
Montaggio:
Dmitri Komm, Dmitriy Slobotsov
Scenografia:
Denis Lischenko
Costumi:
Duska Nesic Drazic, Ulyana Polyanskaya, Galya Solodovnikova
Interpreti:
August Diehl (Woland), Yulia Snigir
(Margarita), Evgeniy Tsyganov (il Maestro), Claes Bang (Ponzio Pilato), Yuri
Kolokolnikov (Koroviev), Aleksey Rozinì (Azazello), Polina Aug (Hella), Leonid
Yarmolnik (Dr. Stravinsky), Jana Sekste (infermiera), Igor Vernik (George Bengalsky),
Marat Basharov (Styopa Likhodeev), Aleksei Guskov (barone Meigel), Yevgeniy
Knyazev (Mikhael Alexandrovich Berlioz), Danil Steklov (Ivan Bezdomny),
Aleksandr Yatsenko (Aloisy Mogarych), Dmitriy Lysenkov (Latunsky), Pavel
Vorozhtsov (Varenukha), Valeriy Kukhareshin (Grigory Danilovich Rimsky),
Arkadiy Koval (Archibald Archibaldovich), Nikita Tarasov (investigatore NKVD),
Sofya Sinitsyna (Frida), Aaron Vodovoz (Yeshua Ha-Nozri), Makram Khoury
(Caiaphas), Evgeniy Kharitonov (portiere Casa Dramlit), Aleksandr Tyutin
(Zheldybin), Agrippina Steklova (Natasha Nepremenova), Ilya Slanevsky
(Gindin/Yeshua/Rykov), Yuriy Borisov (voce di Behemoth)
Produzione:
Ruben Dishdishyan, Leonard Blavatnik, Anatoly Akimenko
Distribuzione:
Be Water in collaborazione con Medusa
Durata:
157’
Origine:
Russia, 2024
Data uscita:
19 giugno 2025
Negli anni ’30, nella grigia e repressiva Mosca staliniana, un giovane
scrittore finisce travolto dallo scandalo: la sua pièce teatrale, colpevole di
rappresentare Cristo con troppa umanità, viene censurata e stroncata dalla
critica. Emarginato e disperato, trova conforto nell’incontro con Margherita,
una donna bellissima e sposata, con cui nasce un amore travolgente e proibito.
Spinto da questa passione, lo scrittore dà vita a un nuovo romanzo: una Mosca
visitata dal diavolo, Woland, un enigmatico personaggio accompagnato da un
seguito di figure grottesche e irresistibili. Con ironia e crudeltà, Woland
spariglia le carte della realtà, seminando il caos e offrendo vendetta a chi è
stato ingiustamente punito. Ma mentre giustizia e amore sembrano finalmente a portata
di mano, i confini tra realtà e immaginazione si dissolvono, confondendo il
mondo con la pagina scritta.
Mosca anni '30, sotto il regime di
Stalin. Il Maestro, uno scrittore di talento, si trova ricoverato in una
clinica dove è sottoposto a trattamento forzato. Un anno prima la sua pièce
teatrale, "Pilato", è stata bollata come opera reazionaria e
censurata. La sua carriera è distrutta. È emarginato nell'ambiente, gli viene
revocata la tessera degli scrittori e gli restano pochissimi legami. L'incontro
con Margherita, una donna sposata che lo ha subito folgorato, gli ridà quella
carica creativa per un nuovo romanzo dove Mosca è visitata dal diavolo, Woland,
una figura inquietante che gli è apparso come un enigmatico turista tedesco ed
è accompagnato dai suoi servitori. Da questo momento non c'è più nessun confine
tra realtà e immaginazione. La mente del Maestro è sempre più dipendente dalla
figura di Woland che diventa il suo interlocutore. Nel frattempo, la sua salute
mentale peggiora.
Non è l'adattamento del libro di
Michail Bulgakov. O almeno non solo.
In questa nuova versione di "Il Maestro e Margherita", il cinema
entra nel mondo nel romanzo, attraversa le diverse linee temporali, i confini
sempre meno netti tra realtà e immaginazione e soprattutto privilegia lo
sguardo del Maestro e di Woland, visioni soggettive contrapposte ma anche
complementari. I loro personaggi portati rispettivamente sullo schermo da
Evgeniy Tsyganov e August Diehl (attore tedesco che è stato diretto, tra gli
altri, da Tarantino, Malick e Zemeckis) sono come quelli di due cineasti che
mettono in scena la loro versione del romanzo. Con la sola differenza che,
rispetto al regista, non fanno parte soltanto della storia ma ne sono
completamente immersi. È un po' lo stesso tipo di sdoppiamento che c'è stato
tra Bulgakov e il Maestro. Il protagonista appare come un continuo riflesso
dello scrittore, che ha avuto spesso problemi con la censura sovietica ed è
stato isolato nel suo ambiente letterario.
In più nel film c'è la faticosa gestazione
della scrittura, la stessa che ha caratterizzato la stesura del romanzo da
parte di Bulgakov che lo ha iniziato nel 1928 al 1940 (anno della sua morte) ed
è stato pubblicato postumo per la prima volta dalla vedova tra il 1966 e il
1967 in una rivista di Mosca ma con i tagli della censura. La prima versione
integrale, dove erano incluse anche le parti rimosse, è uscita a Francoforte
nel 1969 e da quel momento è stato tradotto in tutto il mondo. In più, alcuni
temi come quelli della censura, del potere e il legame tra paura e libertà sono
di stretta attualità. È ambientato negli anni '30 ma è come se si svolgesse nel
presente. “Il Maestro e Margherita”,
inoltre, sarebbe dovuto uscire nel 2022 ma poi è stato posticipato dopo la
decisione della Universal di abbandonare i progetti russi in seguito
all'invasione dell'Ucraina. Ha avuto delle pressioni da parte della censura, è
stato attaccato dai propagandisti russi che lo hanno accusato di essere critico
nei confronti della guerra in Ucraina, ma in sala ha sbancato al botteghino
diventando uno dei maggiori successi commerciali degli ultimi anni nel proprio
paese.
Uno dei meriti maggiori del film è
di aver abbandonato ogni tentazione illustrativa. L'oscurità della Russia degli
anni '30 è già una discesa nelle tenebre. L'inizio sui titoli di testa con il
martello che si muove da solo, i cassetti che si aprono e le tende che si
muovono, ha le forme di una ghost-story. “Il
Maestro e Margherita” è un film di fantasmi, di improvvise apparizioni
(ogni volta che Woland entra in azione), che pone sempre dei dubbi che quello
che sta avvenendo sia vero, come la passionale storia d'amore con Margherita
che potrebbe essere solo un lunghissimo sogno.
Allucinato, misterico, allegorico,
è segnato da una potenza visiva imponente come nella sequenza del musical, il
primo incontro tra il Maestro e Margherita e il volo finale della donna, come
un angelo che si dissolve e vola sopra la città. Al secondo lungometraggio,
Mikhail Lockshin mantiene la stessa impostazione letteraria e fiabesca di “Pattini d'argento”, ma stavolta punta
più in alto. La visione del cinema, grandiosa, somiglia a quella di Brady
Corbet di “The Brutalist”. Potrà
apparire esagerato, ma non si pone limiti. Ed è questo che lo rende imponente,
sovraccarico, ma con una bellezza senza tempo.
Simone Emiliani, MyMovies
Negli anni ’30, nella grigia e
repressiva Mosca staliniana, un giovane scrittore finisce travolto dallo
scandalo: la sua pièce teatrale, colpevole di rappresentare Cristo con troppa
umanità, viene censurata e stroncata dalla critica. Emarginato e disperato,
trova conforto nell’incontro con Margherita, una donna bellissima e sposata,
con cui nasce un amore travolgente e proibito. Spinto da questa passione, lo
scrittore dà vita a un nuovo romanzo: una Mosca visitata dal diavolo, Woland,
un enigmatico personaggio accompagnato da un seguito di figure grottesche e
irresistibili. Con ironia e crudeltà, Woland spariglia le carte della realtà,
seminando il caos e offrendo vendetta a chi è stato ingiustamente punito. Ma
mentre giustizia e amore sembrano finalmente a portata di mano, i confini tra
realtà e immaginazione si dissolvono, confondendo il mondo con la pagina
scritta.
Tratto da un classico audace ed
eccentrico, visionario eppure canonico nella sua allegoria letteraria, il
film Il Maestro e Margherita rappresenta una pungente critica al
potere autoritario, al punto che il regista Michael Lockshin è
diventato il bersaglio di una feroce campagna diffamatoria guidata dai
fedelissimi del Cremlino. Il suo nome è stato rimosso dai titoli del film,
mentre lui e la sua famiglia sono stati personalmente presi di mira.
Vania Amitrano, Ciak
MICHAEL LOCKSHIN
Filmografia:
Pattini
d’argento (2020), Il Maestro e Margherita (2024)
Martedì 10 febbraio:
THE LAST SHOWGIRL di Gia Coppola, con Pamela Anderson, Kiernan
Shipka, Brenda Song, Billie Lourd, Jamie Lee Curtis



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