Stagione 2025/2026 | 24 marzo 2026
UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA
Titolo originale: One battle after another
Regia: Paul Thomas Anderson
Soggetto: dal romanzo “Vineland” di Thomas
Pynchon
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Michael Bauman
Montaggio: Andy Jurgensen
Musiche: Jonny Greenwood
Scenografia: Florencia Martin
Costumi: Colleen Atwood
Interpreti: Teyana Taylor (Perfidia), Leonardo
DiCaprio (Bob), Regina Hall (Deandra), Wood Harris (Laredo), Alana Haim (Mae
West), Shayna McHayle (Junglepussy), Paul Grimstad (Sommerville), Dijon Duenas
(Talleyrand), Brooklyn Demme (Sober Rick), Sachi Diserafino (R.A. Rippey),
Melissa Dueñas (Sylvia), Sean Penn (col. Steven J. Lockjaw), Starletta DuPois (nonna
Minnie), Vanessa Ganter (mamma Sandrae), Otillia Gupta (Charlene neonata), Nia
Leon (Charlene bambina), Peter N. Lyas III (guardia banca), Joe Silva (sergente
Joe), Nicole J. Sunseri (Willa), Benicio Del Toro (Sensei Sergio St. Carlos),
Tisha Sloan (insegnante di Willa), Jeremy Ekalo (tenente Skinner)
Produzione: Adam Somner, Sara Murphy, Paul
Thomas Anderson per Warner Bros. Pictures/Ghoulardi Film Company
Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia
Durata: 162’ min
Origine: U.S.A., 2025
Data di uscita: 25 settembre 2025
Il rivoluzionario in declino Bob vive
in uno stato di paranoia confusa, sopravvivendo ai margini della società
insieme alla sua vivace e indipendente figlia Willa. Quando, dopo sedici anni,
il suo acerrimo nemico riappare e Willa scompare, l’ex militante radicale si
lancia in una disperata ricerca. Padre e figlia dovranno affrontare insieme le
conseguenze del suo passato.
Che
cosa può aver spinto Paul Thomas Anderson a spostare in avanti di un bel po’
l’ambientazione di “Vineland”, il
romanzo di Thomas Pynchon all’origine del suo film “Una battaglia dopo l’altra”? Mi piacerebbe pensare (è solo una
personalissima ipotesi) che PTA - ormai tutti lo chiamano così, per
distinguerlo dagli altri Anderson che intasano il cinema americano - abbia
visto una certa somiglianza tra gli anni Reagan (quando era ambientato “Vineland”) e gli anni Trump. Immagino
che il film sia stato pensato e messo in cantiere durante l’amministrazione
Biden, ma il regista doveva aver ben presente cosa aveva significato la prima
presidenza Trump e come tanti temeva che quell’incubo potesse tornare (come poi
è successo). Perché questa premessa? Perché il romanzo (e il film) parlano del
fallimento di una generazione che aveva sognato di poter cambiare le cose e di
come quei sogni si siano infranti sulla pochezza (morale e spirituale) di quei
giovani. Proprio come ci racconta Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio) che dopo
essere stato un abile artificiere al servizio della rivoluzione, ha finito per
abbruttirsi con troppi anni di alcol e droghe.
Lo
dice lui stesso, in una delle scene più divertenti del film, quando non riesce
a ricordare quella che doveva essere la parola d’ordine da usare nei momenti di
emergenza. Ma per arrivare fin lì, il film (che il regista ha sceneggiato da
solo) deve compiere un bel po’ di cammino. All’inizio vediamo il gruppo French
75 in azione, mentre libera immigrati clandestini detenuti in campi di
prigionia (come sogna di fare Trump), mentre compiono rapine e attaccano i
simboli del consumismo: a guidarli, l’afroamericana Perfidia (Teyana Taylor)
che per Bob ha un debole. Ma per lei stravede anche il reazionarissimo
colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn) che prima viene umiliato dalla donna,
che addirittura lo “violenta”, ma poi si prende la sua rivincita arrestandola e
convincendola a collaborare. Cui segue l’ovvia dissoluzione del gruppo, da cui
si salva solo Bob, fuggito con la neonata che Perfidia ha partorito.
Tutto
questo Anderson lo racconta come fosse una specie di balletto astratto e surreale,
dove la logica viene messa da parte per lasciar spazio alle invenzioni e a
siparietti colorati e narrativamente non così significativi, come a cercare con
le immagini un’equivalente della scrittura post-moderna e labirintica di
Pynchon.
Passano
quindici anni, la neonata è diventata Willa (Chase Infiniti), Bob continua a
strafarsi di canne e birre ma è Lockjaw che cambia il destino di tutti: per
essere ammesso in un gruppo suprematista bianco devoto a San Nicola deve
dimostrare di non avere mai avuto rapporti con una donna di colore e invece
Willa è la prova vivente che lo contraddice. Per cui l’unica soluzione è quella
di eliminarla, e con lui il padre putativo Bob. Il che farà entrare in gioco un
curioso messicano devoto del Giappone, Sensei Sergio St. Carlos (Benicio Del
Toro), l’ex militante del gruppo French 75 Deandra (Regina Hall), un convento
solo di suore nere e rivoluzionarie e altro ancora. Ma più che raccontare una
storia di inseguimenti e fughe, PTA sceglie di isolare alcuni momenti (la telefonata
di Bob dove non ricorda la parola d’ordine; la perfetta organizzazione di
Sensei per mascherare i clandestini che lavorano con lui; un lunghissimo
inseguimento lungo strade che attraversano delle colline) per restituire il
quadro di un mondo che non solo ha perso il centro ma non sa neanche trovare i
propri confini, una specie di indefinita terra di nessuno - sprovvista di
logica, di certezze, di ordine - dentro cui non si può che girare a vuoto,
sperando che il caso offra qualche punto di riferimento. Cosa che naturalmente
avviene ma che Anderson affida più alla musica (di Jonny Greenwood) e alla
fotografia, in pellicola VistaVision (di Michael Bauman), piuttosto che a una
impossibile logica narrativa. Offrendo alla fine il ritratto crudelmente politico
di un’America che ha perso ogni bussola e che cerca - invano - di risolvere
tutto con l’arroganza e la predominanza. Proprio come vorrebbe Trump.
Paolo
Mereghetti, Corriere della Sera
Raccontare
storie di personaggi contraddittori, fragili, così deboli da apparire e
comportarsi in modo ridicolo senza però mai ridicolizzarli; non c’è filtro, tra
lo sguardo di Paul Thomas Anderson e quello che filma, come se il suo cinema
fosse sempre in continua apnea, incapace di dare un giudizio morale ma nello stesso
tempo anche di restare al di fuori della giostra emotiva. Il regista di “Vizio di forma” torna a Thomas Pynchon
per girare un film che forse è esattamente antitetico a quello: perché
prosciuga la storia invece che renderla colma di scrittura e nostalgia,
sostituisce Trump a Reagan (il libro è ambientato nell’America edonista di
Ronnie, “Una battaglia dopo l’altra”
sposta invece l’azione ai giorni nostri). Da qui in poi, il film sembra
prendere il volo, perché la trama diventa il classico pretesto per mettere in
scena riflessioni sul cinema e sul Tempo, mentre osserva silenzioso il senso
della rivoluzione come utopia sempre sconfitta e mai sottomessa. E così sia:
Anderson, insieme a Tarantino, oggi è quasi sicuramente uno di quegli autori
che riescono a mostrare Hollywood come portatore di immagini non uniformate
all’immaginario vigente: allora non è così difficile immaginare che Bob
Ferguson (Leonardo DiCaprio) sia proprio lui, Paul Thomas Anderson,
rivoluzionario filo marxista fallito - insieme a Welles e Coppola - che
sopravvive sotto falso nome in un paese “di confine”. Ed ecco che il cinema
diventa allora uno degli ultimi atti realmente rivoluzionari, atto di
resistenza che individua un orizzonte lontano nel tempo e nello spazio dove
(quando?) forse le nuove generazioni potranno trovare nuovi stimoli per la
lotta. È in questo senso che Anderson con “Una
battaglia dopo l’altra” riesce ad intercettare lo zeitgeist, oltretutto
senza rinunciare ad una delle sue ossessioni più intime ovvero la Famiglia, quella
famiglia all’interno della quale l’archetipo del Figlio deve far fronte alle
“colpe dei padri”. Le due tracce, insieme, formano delle traiettorie
indecifrabili, sbilanciate, frammentate, che si fanno politiche e private, si
incrociano si inseguono e corrono insieme: fino alla prossima battaglia.
Gianlorenzo
Franzì, CineCriticaWeb
PAUL
THOMAS ANDERSON
Filmografia:
Sydney (1996), Boogie Nights - L'altra Hollywood (1997), Magnolia (1999), Ubriaco
d'amore (2002), Il petroliere
(2007), The Master (2012), Vizio di forma (2014), Il filo nascosto (2017), Licorice Pizza (2021), Una battaglia dopo l'altra (2025)



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