Stagione 2025/2026 | 31 marzo 2026




THE LIFE OF CHUCK


Regia
: Mike Flanagan
Soggetto: dal racconto “La vita di Chuck” dalla raccolta “Se scorre il sangue” di Stephen King
Sceneggiatura: Mike Flanagan
Fotografia: Eben Bolter
Montaggio: Mike Flanagan
Musiche: John Andrew Grush, Taylor Newton Stewart
Interpreti: Tom Hiddleston (Charles "Chuck" Krantz), Jacob Tremblay (Charles "Chuck" Krantz da giovane), Karen Gillan (Felicia Gordon), Kate Siegel (signora Richards), Molly Quinn (madre di Chuck), Mark Hamill (Albie Krantz), Matthew Lillard (Gus), Mia Sara (Sarah Krantz), Chiwetel Ejiofor (Marty Anderson), Carl Lumbly (Sam), Annalise Basso (Janice Holliday), Taylor Gordon (Taylor Frank), Trinity Bliss (Cat), Rahul Kohli (Bri), Heather Langenkamp (Vera Stanley), Violet McGraw (Iris), David Dastmalchian (Josh), Saidah Ekulona (Andrea), Harvey Guillén (Hector), Q'orianka Kilcher (Virginia Krantz), Antonio Raul Corbo (Brian Krantz), Franklin Ritch (Brent), Matt Biedel (Carl Winston), Andy Grush (Mac), Nick Offerman (narratore)
Produzione: Mike Flanagan, Trevor Macy per Intrepid Pictures/QWGmire/Red Room Pictures/FilmNation Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 110’
Origine: U.S.A., 2024
Data di uscita: 18 settembre 2025

Il mondo è sul punto di un'apocalisse. Ovunque vada, Marty non riesce a liberarsi da Charles "Chuck" Krantz. Il suo volto appare sui cartelloni pubblicitari, sulle vetrine e persino negli spot televisivi. Cosa c'è di così speciale in questo contabile apparentemente ordinario e perché merita un tale saluto? A poco a poco, la sua vita di Chuck inizia a svelarsi, a partire dall'infanzia in cui il nonno Albie che gli insegna la contabilità e gli trasmette l'amore per la danza.
Con uno dei suoi tipici colpi di genio, Stephen King, autore del racconto “La vita di Chuck” (contenuto nella raccolta “Se scorre il sangue”) e che il film di Mike Flanagan porta sullo schermo con molta fedeltà - anche se il distributore italiano ha voluto mantenere il titolo originale, “The Life of Chuck” - racconta una storia dalla fine. E ce lo dice subito, visto che il titolo della prima parte (il film, come il racconto, è diviso in tre) è “Atto III: Grazie, Chuck!”, durante il quale scopriamo che praticamente il mondo sta finendo. Lo scopriamo con gli occhi di Marty Anderson (Chiwetel Ejiofor), insegnante di letteratura in una cittadina americana, costretto a fare i conti - come tutti gli altri abitanti della Terra più o meno - col fatto che il mondo sta collassando: parti del pianeta finiscono sott’acqua (anche Livorno, dice il Tg), altre bruciano, altre ancora sono distrutte dalla furia degli umani che hanno perso la ragione, mentre pian piano spariscono tutti quei servizi ormai indispensabili: internet, la televisione, le reti telefoniche…
In questa progressiva desolazione, spicca però uno strano cartello pubblicitario, posizionato sopra la banca di cui Anderson è cliente: «39 splendidi anni! Grazie Chuck!» si legge sotto la foto di un quarantenne sorridente. Un augurio che poi si moltiplica anche sui muri della città, ma a cui le persone non prestano molta attenzione, preoccupati da quello che sta succedendo intorno a loro. Ma di cui Marty si trova a parlare con l’ex moglie Felicia (Karen Gillan), infermiera all’ospedale dove deve occuparsi più dei suicidi che dei malati. Una situazione sempre più drammatica che però le persone sembrano vivere con rassegnato fatalismo, come se ognuno dentro di sé fosse ormai certo che la vita del mondo si stia spegnendo. Proprio come iniziano a fare anche le stelle in cielo, di fronte alle quali Marty, che ha raggiunto Felicia per un ultimo saluto, può solo dirle «ti amo».
Tornando indietro nel tempo, come suggerisce anche il nuovo cartello (“Atto II: Artisti di strada”) la tragedia collettiva cui abbiamo assistito sembra inimmaginabile, sotto un cielo azzurro che rasserena ogni cosa. E mentre si sta avviando al lavoro, incontriamo finalmente il Chuck che prima avevamo visto sui cartelloni: è Charles ‘Chuck’ Krantz (Tom Hiddleston) che mentre va al lavoro è colpito da una ragazza che suona la batteria all’angolo di una strada. E quasi senza accorgersi inizia a ballare, guidato dal ritmo sempre crescente della musica, rivelando peraltro un’abilità inaspettata. Per scoprire il perché di questo suo talento, bisognerà aspettare l’ultimo capitolo del film (“Atto I: Contengo moltitudini”) dove King tira le fila della storia. È forse la parte meno sorprendente dell'opera (cinematograficamente parlando) perché il regista finisce per fare grande ricorso al testo del racconto, affidato a una voce fuori campo che spiega cosa è successo a Chuck da quando aveva più o meno sei anni e, rimasto orfano, è stato cresciuto dai nonni, la sorprendente Sarah (Mia Sara) e il dolente Albie (Mark ‘Luke Skywalker’ Hamill, quasi irriconoscibile sotto baffoni e barba). Resta ben presente però il mondo dolente di King, dove le famiglie devono fare i conti con una mestizia che la vita non saprà mai cancellare del tutto e che si espande lungo tutto il film, rendendo comprensibile il perché di quella prima parte stranamente apocalittica (strana perché accettata con rassegnazione) dove la disperazione per la fine si trasforma in una presa di coscienza della umana finitezza. La stessa con cui dovrà fare i conti anche Chuck, come ogni essere umano d’altronde, e che Mike Flanagan (già regista di un altro, ottimo adattamento da Stephen King, “Il gioco di Gerald”) racconta con una malinconia contagiosa, cullata da quella voce onnisciente che, come quella di un narratore ottocentesco, svela piano piano l’inesorabile destino con cui tutti devono fare i conti. E che Chuck saprà accettare perché, come insegna Walt Whitman, ha saputo approfittare delle “moltitudini” che ha incontrato.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

Da una storia di Stephen King e dalla regia di Mike Flanagan ci aspettiamo horror da incubo, ma “The Life of Chuck” è un sogno, una favola fantasy con un tocco dark (ma appena percettibile, non come in una fiaba dei fratelli Grimm). Il film ha uno scopo preciso: non atterrire il pubblico, ma bensì celebrare la vita, anche la più normale e ordinaria. Lo fa attraverso l’esistenza di Chuck Krantz, ripercorrendola dal giorno della sua morte a quello della sua nascita, narrati in un trittico che procede in ordine cronologico inverso mentre descrive quella che per l’universo è un momento insignificante e, per qualcun altro, l’intero universo. Ci sono due modi di guardare “The Life of Chuck”, ovvero da sentimentali e da cinici. I primi lo troveranno commovente, emozionante e significativo. Per questi sarà un’esperienza poetica, appagante e arricchente che li lascerà con la sensazione che si prova quando si viene avvolti da un confortante abbraccio. Il messaggio che veicola è: apprezzate i piccoli momenti e realizzate che ogni attimo e ogni individuo contano. Ai secondi, l'opera sembrerà sdolcinata e sentimentale, incapace di esorcizzare la prospettiva terrificante della morte e del suo ignoto. (……)
Un film che è un po' storia di fantasmi, un po' romanzo di formazione, un po' musical e un po' storia fantascientifica metafisica, “The Life of Chuck” è un racconto pieno di fantasia e speranza permeato dalla sincerità pura e assoluta di Flanagan. Il regista di “Doctor Sleep” non cerca di conquistare gli spettatori imbonendoli o blandendoli. La sua opera è priva di malizia, anche se per i palati di qualcuno questa parabola edificante risulterà troppo zuccherosa. C'è grazia e delicatezza nella sua rappresentazione della perdita, del dolore e dell'accettazione della morte, e c'è una meditazione profonda sulla vita e sui legami umani impressa sullo schermo con maestria. Sembra quasi che l'autore di “Midnight Mass” stia cercando di offrire conforto a chiunque ne abbia bisogno, compreso sé stesso. Aspettate che l’emozione passi e dopo un paio di giorni dalla visione decidete che team siete: team sentimentali o team cinici?
Lorenza Negri, Wired

MIKE FLANAGAN
Filmografia:
Absentia (2011), Oculus - Il riflesso del male (2013), Il terrore del silenzio (2016), Somnia (2016), Ouija - L'origine del male (2016), Il gioco di Gerald (2017), Doctor Sleep (2019), The Life of Chuck (2024)

Martedì 7 aprile:
IL SENTIERO AZZURRO di Gabriel Mascaro, con Denise Weinberg, Rodrigo Santor, Miriam Socorras, Adanilo

 

 

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