Stagione 2025/2026 | 7 aprile 2026


IL SENTIERO AZZURRO


Titolo originale
: O último azul
Regia: Gabriel Mascaro
Sceneggiatura: Gabriel Mascaro, Tibério Azul
Fotografia: Guillermo Garza
Montaggio: Omar Guzmán, Sebastián Sepúlveda
Musiche: Memo Guerra
Scenografia: Dayse Barreto
Interpreti: Denise Weinberg (Tereza), Rodrigo Santoro (Cadu), Miriam Socarras (Roberta), Adanilo (Ludemir), Rosa Malagueta (Esmeraldina), Clarissa Pinheiro (Joana), Dimas Mendonça (Ivan), Daniel Ferrat (Bruno), Heitor Lóris (Daniel), Rafael César (Dalson), Isabela Catão (Vanessa), Daniela Reis (Junia), Diego Bauer (Genivaldo), Aldenor Santos (marinaio del porto clandestino), Tony Ferreira (Arlindo), Karol Medeiros (Michely), Erismar Fernandes Rodrigues (Orla), Júlia Kahane (Karoline), Robson Ney (Eliseu), Luana Brandão (Natalia), Italo Rui (Paulo), Amanda Costa (Nina), Italo Bruce (Pedro), Matheus Sabbá (pastore in tv), Paulo Queiroz (Felix), Wallace Abreu (Marcos), Jôce Mendes (Leila), Rhuann Gabriel (Romário), Arthur Gabriel (Jansen), Maria Alice (Cleide), Ana Oliveira (Patrícia)
Produzione: Rachel Daisy Ellis, Sandino Saravia Vinay per Desvia/Cinevinay/Quijote Films/Viking Film
Distribuzione: Officine Ubu
Durata: 85’
Origine: Brasile, Messico, Cile, Paesi Bassi, 2025
Data di uscita: 30 ottobre 2025
Orso d’argento, gran premio della giuria al 75° Festival internazionale del cinema di Berlino (2025)

Tereza, 77 anni, ha trascorso tutta la sua vita in una piccola città industrializzata del Brasile, fino a quando un giorno riceve un ordine ufficiale dal governo che le impone di trasferirsi in una colonia residenziale per anziani. La colonia è un'area isolata dove gli anziani vengono portati a "godersi" gli ultimi anni della loro vita, liberando le giovani generazioni dal loro accudimento per potere concentrarsi completamente su produttività e crescita. Tereza si rifiuta di accettare questo destino imposto e decide di fuggire per intraprendere un viaggio di riscoperta attraverso il Rio delle Amazzoni...
Ne “Il sentiero azzurro” (“O Ultimo Azul”), scritto e diretto da Gabriel Mascaro, il tema centrale è quello del desiderio, in particolare quello di vita e di autodeterminazione in una donna di 77 anni, Teresa, interpretata da Denise Weinberg.
In un futuro non troppo lontano, gli anziani vengono allontanati dalle loro case, dalla famiglia e dalla società produttiva tutta per essere confinati in non specificate case di ritiro, villaggi lontani, in cui potersi finalmente riposare. Si mormora però che mai nessuno sia tornato da questi luoghi. Teresa non è pronta per lasciare il suo lavoro, un macello dove si prepara carne di coccodrillo, e non ha nessuna intenzione di ritirarsi. Ma la figlia non la pensa come lei e fa di tutto per riuscire finalmente ad imbarcarla sulle navette dirette verso le colonie per anziani. Teresa riesce però a scappare e si addentra in un viaggio fluviale sul Rio delle Amazzoni in cerca della libertà. Nel viaggio incontra personaggi disposti ad aiutarla e a sostenere la sua fuga, che pare prendere forma ed affermarsi in un gioioso impulso ribelle man mano che il tempo passa e che il fiume scorre dietro di lei.
Mascaro lancia una prima sfida rappresentando i corpi anziani come ancora desideranti, vivi, non sazi. Punta poi tutto sul fatto di inserire questi stessi corpi in un costrutto narrativo a metà fra il coming of age e la distopia. L’identità del personaggio principale travalica quella di madre e nonna, e nel corso del film acquisisce (e forse scopre) altre identità personali che si allargano oltre i ruoli sociali normalmente attribuiti alle donne anziane. Intorno a lei ruotano personaggi maschili fragili, che non riescono a portare a compimento nulla, annegati in una Amazzonia contemporanea, piena di contraddizioni eppure sempre bellissima e seducente, contesa fra capitalismo e magia, con una natura che sembra quasi parlare. Il ruolo del meraviglioso, del fantastico, brilla, occhieggia con lo spettatore, lo diverte.
Lo svolgimento del film procede così senza intoppi, lasciando un sentimento di compimento e una certa soddisfazione: ogni personaggio è solido nella sua costruzione e attraversiamo il suo mondo come portati per mano, così possiamo non preoccuparci della direzione ma semplicemente guardarci intorno.
Invecchiare può essere un processo positivo, dunque, ed è importante osare perché la fortuna esiste e lo stato alterato di coscienza continua a essere un mezzo per scoprire il futuro e dettare il nostro presente. Commovente infine l’incontro fra Teresa e Roberta (Miriam Socarras), una sorellanza che è un inno a non perdere la speranza e al diritto di essere felici. Per scoraggiarsi e trascurare i propri desideri non c’è davvero più tempo.
Nora Demarchi, Cineforum

Divertente, ironico, bizzaro e grottesco. “Il sentiero azzurro” è la storia di un viaggio, di una fuga. Ha come protagonista Tereza, una donna che a 77 anni viene considerata dal governo ormai inutile al sistema produttivo del paese e destinata ad andare in una colonia, dove dovrebbe passare il suo tempo insieme ad altri vecchi come lei. Per conoscersi, divertirsi ed aspettare la morte, questo potrebbe recitare lo slogan, dopo averne limitato gli spostamenti, averne marchiato la casa come onorificenza, una vecchia usanza nazista, ed averla spogliata dei suoi diritti assegnandole d’imperio una tutela della figlia che la priva di fatto delle sue libertà e dei suoi diritti. Ma la donna, compresa l’assurdità della faccenda, fa l’unica scelta possibile, e si ribella alla deportazione. Sceglie il rifiuto, cammina per le strade e vede le mura piene di scritte ostili al governo. Naviga lungo il Rio delle Amazzoni e cerca un aiuto in quella sacca di resistenza alimentata dagli ideali o dal denaro. Intraprende un cammino, e lungo la strada fa degli incontri, avventurieri e capitani di mare e suore non credenti, altre solitudini come la sua, incrocia la solidarietà ma anche angelici delatori dalla bella faccia.
Il sentiero azzurro” è una storia distopica inserita in un classico stato di polizia, eppure non troppo lontana dalla realtà del paese sotto il regime di Bolsonaro. Ambientato in un tempo indefinito dal passato o del futuro, con dei toni di ilarità e malinconia, ed una fotografia impreziosita dalla luce del sud del mondo che sottolinea l’aspetto onirico, il film ricorda l’importanza di lottare, di non dare niente per scontato e di non firmare cambiali in bianco. “Il sentiero azzurro” è un road movie politico, con delle punte di visionarietà tra i colori dell’acqua e dell’orizzonte, il volo degli uccelli che invadono il cielo, ed un vertice incredibile in una straordinaria sequenza di lotta tra due pesci tropicali. Non ha bisogno di proclami ed eccessive linee di dialogo. Sono piuttosto le immagini a riprodurre l’insensata profezia, ed in quella riserva comica nel trattare il problema, il film inventa un valore aggiunto e suggerisce come i modi di combattere l’ignoranza e l’arroganza dilagante negli stati repressivi siano tanti, e quello principale stia nel rifiuto di misure di controllo sprovviste di raziocinio, oltre che umilianti e disumane.
Antonio D’Onofrio, Sentieri Selvaggi

GABRIEL MASCARO
Filmografia:
Ventos de Agosto (2014), Boi Neon (2015), Divino Amor (2019), Il sentiero azzurro (2025)

Martedì 14 aprile:
UN SEMPLICE INCIDENTE di Jafar Panahi, con Vahid Mobasseri, Ebrahim Azizi, Majid Panah, Mariam Afshari

 

 

 

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