Stagione 2025/2026 | 12 maggio 2026
NO OTHER CHOICE - NON C’E’ ALTRA
SCELTA
Titolo
originale:
Eojjeol suga eopda
Uno specialista nella produzione di
carta con 25 anni di esperienza trascorre serenamente le sue giornate con la
moglie e i due figli, finché un giorno la sua azienda gli comunica senza
preavviso il licenziamento. Nonostante la sua determinazione, passa oltre un
anno saltando da un colloquio all’altro. Disperato, decide di farsi spazio da
solo ricorrendo a una soluzione estrema...
Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta: la famiglia che ha creato con la moglie Miri, i due figli e i cani, la casa della sua infanzia che ha faticato tanto ad acquistare e su cui ancora pende il mutuo, la serra dove si prende cura delle sue amate piante. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
Park Chan-wook torna al cinema dopo la serie “Il simpatizzante” e gira una commedia nerissima che guarda a “Cacciatore di teste” di Costa-Gavras (a produrre anche la moglie e la figlia del regista greco) e lo aggiorna a una società del lavoro in tragico mutamento.
“No Other Choice” parte dalla famiglia: l’idillio di un marito e una moglie coi rispettivi figli, una giornata insieme, la sensazione di avere tutto. Immediatamente dopo passa al dramma: il licenziamento dell'uomo dall'azienda di produzione della carta dopo l'acquisto degli americani, la disoccupazione, la ricerca di un nuovo posto, un impiego umiliante, colloqui ancora più avvilenti, la paura di perdere quel tutto presentato all'inizio. Poi arriva la svolta narrativa (non diremo come Man-su si costruisce da sé la possibilità di essere chiamato per un colloquio, ma come in “Cacciatore di teste” la cosa ha che fare con la riduzione della concorrenza...), che porta con sé anche la commedia, la deriva grottesca e a tratti pure il pulp, che del resto prende il nome dalla polpa del legno usata per produrre carta scadente.
La carta che invece produce Man-su è di prima qualità ed è frutto di anni di lavoro come operaio specializzato: proprio l'artigianalità del suo mestiere fa da contraltare all'apparente impotenza dei nuovi padroni di fronte all'inevitabilità delle loro scelte («no other choice»...) e fornisce al personaggio l'esperienza necessaria a progettare un piano meticoloso.
Park Chan-wook, che come sempre lavora per eccesso e non è certo in cerca di sfumature, costruisce in questo modo una trama scandita e al tempo stesso caotica, fatta di sovrapposizioni e ripetizioni, sospetti e tradimenti, omicidi voluti e involontari, incomprensioni e colpi di fortuna. La sceneggiatura scritta con Lee Kyoung-mi, Jahye Lee e Don McKellar (coautore di “Il simpatizzante”) dà peso anche ai personaggi della moglie e dei figli di Min-su e a quelli delle potenziali vittime dell'uomo (che sono una sorta di doppio o di specchio del protagonista, con ulteriore effetto di sovrabbondanza narrativa), così come la regia fa di tutto per essere elaborata, evidente, ingombrante, con la macchina da presa che cambia posizione a seconda del momento del racconto, l'oscurità che si oppone alla luce ribaltando i valori tradizionali, il ritmo esagitato che alterna commedia e noir, critica sociologica (più incisiva di quella di “Parasite”...) e, nel finale, un'ironia acida sul destino del mondo. Certo, come ogni altro film di Park Chan-wook anche “No Other Choice” è ipertrofico, iper-parlato e iper-costruito, e per questo rischia la saturazione, ma è innegabile che il regista usi il cinema come Man-su la carta: come un modo, cioè, per conoscere, raccontare, interpretare, anche cambiare il mondo. E se è vero, come nel film sostengono i nuovi manager della carta, che oggi non serve più picchiettare i rotoli per verificarne la compattezza perché già ci pensa una macchina, lo è altrettanto che ogni forma di comunicazione necessiti di una rigenerazione o un aggiornamento. Nel film è la figlia minore di Man-su, talento precocissimo per il violoncello ma quasi incapace di parlare, a creare una nuova scrittura musicale fatta di forme e colori, mentre il modo creativo di suo padre per trovare lavoro è forse l'ultima voce umana in una società di macchine intelligenti che non hanno nemmeno bisogno della luce per lavorare.
Regia: Park Chan-wook
Soggetto: dal romanzo “The Ax” di Donald E. Westlake
Sceneggiatura: Park Chan-wook, Don McKellar, Lee
Kyoung-mi, Jahye Lee
Fotografia: Kim Woo-hyung
Montaggio: Kim Ho-bin, Kim Sang-beom
Musiche: Cho Young-wuk
Scenografia: Ryu Seong-hie
Costumi: Cho Sang-Kyung
Trucco: Song Jong-hee
Interpreti: Lee Byung-hun (Man-su), Son Ye-jin (Miri),
Woo Seung Kim (Si-one), Choi So Yul (Ri-one), Park Hee-soon (Choi Seon), Lee
Sung-min (Bummo), Yeom Hye-ran (Ara), Cha Seung-won (Sijo), Im Tae-poong
(Dongho), Kim Hyung-mook (padre di Dong-ho), Woo Jung-won (madre di Dongho), Oh
Gwang-Rok (padre di Mi-ri), Lee Yong-nyeo (madre di Miri), Oh Dal-su (detective
di mezza età), Lee Seok-hyeong (giovane detective), Yoon Ga-yi (reporter), Yoo
Yeon-seok (Chin-ho), Kim Hae-sook (Ok Sang Nyeo)
Produzione: Jisun Back, Park Chan-wook, Michèle
Ray-Gavras, Alexandre Gavras, Hyeon-am Oh per CJ ENM Co./CJ Entertainment/KG
Productions/Moho Film
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 139’
Origine: Corea del Sud, 2025
Data di uscita: 1° gennaio 2026
Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta: la famiglia che ha creato con la moglie Miri, i due figli e i cani, la casa della sua infanzia che ha faticato tanto ad acquistare e su cui ancora pende il mutuo, la serra dove si prende cura delle sue amate piante. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
Park Chan-wook torna al cinema dopo la serie “Il simpatizzante” e gira una commedia nerissima che guarda a “Cacciatore di teste” di Costa-Gavras (a produrre anche la moglie e la figlia del regista greco) e lo aggiorna a una società del lavoro in tragico mutamento.
“No Other Choice” parte dalla famiglia: l’idillio di un marito e una moglie coi rispettivi figli, una giornata insieme, la sensazione di avere tutto. Immediatamente dopo passa al dramma: il licenziamento dell'uomo dall'azienda di produzione della carta dopo l'acquisto degli americani, la disoccupazione, la ricerca di un nuovo posto, un impiego umiliante, colloqui ancora più avvilenti, la paura di perdere quel tutto presentato all'inizio. Poi arriva la svolta narrativa (non diremo come Man-su si costruisce da sé la possibilità di essere chiamato per un colloquio, ma come in “Cacciatore di teste” la cosa ha che fare con la riduzione della concorrenza...), che porta con sé anche la commedia, la deriva grottesca e a tratti pure il pulp, che del resto prende il nome dalla polpa del legno usata per produrre carta scadente.
La carta che invece produce Man-su è di prima qualità ed è frutto di anni di lavoro come operaio specializzato: proprio l'artigianalità del suo mestiere fa da contraltare all'apparente impotenza dei nuovi padroni di fronte all'inevitabilità delle loro scelte («no other choice»...) e fornisce al personaggio l'esperienza necessaria a progettare un piano meticoloso.
Park Chan-wook, che come sempre lavora per eccesso e non è certo in cerca di sfumature, costruisce in questo modo una trama scandita e al tempo stesso caotica, fatta di sovrapposizioni e ripetizioni, sospetti e tradimenti, omicidi voluti e involontari, incomprensioni e colpi di fortuna. La sceneggiatura scritta con Lee Kyoung-mi, Jahye Lee e Don McKellar (coautore di “Il simpatizzante”) dà peso anche ai personaggi della moglie e dei figli di Min-su e a quelli delle potenziali vittime dell'uomo (che sono una sorta di doppio o di specchio del protagonista, con ulteriore effetto di sovrabbondanza narrativa), così come la regia fa di tutto per essere elaborata, evidente, ingombrante, con la macchina da presa che cambia posizione a seconda del momento del racconto, l'oscurità che si oppone alla luce ribaltando i valori tradizionali, il ritmo esagitato che alterna commedia e noir, critica sociologica (più incisiva di quella di “Parasite”...) e, nel finale, un'ironia acida sul destino del mondo. Certo, come ogni altro film di Park Chan-wook anche “No Other Choice” è ipertrofico, iper-parlato e iper-costruito, e per questo rischia la saturazione, ma è innegabile che il regista usi il cinema come Man-su la carta: come un modo, cioè, per conoscere, raccontare, interpretare, anche cambiare il mondo. E se è vero, come nel film sostengono i nuovi manager della carta, che oggi non serve più picchiettare i rotoli per verificarne la compattezza perché già ci pensa una macchina, lo è altrettanto che ogni forma di comunicazione necessiti di una rigenerazione o un aggiornamento. Nel film è la figlia minore di Man-su, talento precocissimo per il violoncello ma quasi incapace di parlare, a creare una nuova scrittura musicale fatta di forme e colori, mentre il modo creativo di suo padre per trovare lavoro è forse l'ultima voce umana in una società di macchine intelligenti che non hanno nemmeno bisogno della luce per lavorare.
Roberto
Manassero, MyMovies.it
Se
l’unico modo per trovare lavoro oggi fosse uccidere i competitor? Saremmo
disposti a farlo? Fin dove possiamo spingerci pur di mantenere la famiglia e il
nostro status?
Corea
del Sud. Dopo quasi 25 anni di stimata professione, Man-su (Lee Byung-hun di “Squid Game”), specializzato nella
produzione di carta, viene licenziato dalla compagnia per cui lavora per una “ristrutturazione
dei quadri societari”. Per continuare a mantenere la famiglia in un tenore di
vita alto borghese e pagare il mutuo, l’uomo cerca immediatamente un altro
impiego. Non ci sono però molte opportunità o prospettive. E se la sola via per
trovare lavoro fosse uccidere i competitor per liberare posti? «Falli tutti
secchi!» dice scherzosamente la bella Miri (Son Ye-jin) al marito Man-su (Lee
Byung-hun) in attesa di un nuovo colloquio di lavoro, una volta perso
l’impiego… Man-su, dopo una titubanza iniziale, prenderà alla lettera quella
frase metaforica. Sarà una mattanza di “rivali”, pur di tornare a percepire uno
stipendio... Il nuovo film di Park Chan-wook riesce a mettere efficacemente a
fuoco la spietatezza del mondo del lavoro contemporaneo, il crollo di ogni
etica, il vacillare di qualsiasi ideale umano. L’autore sudcoreano si ispira al
romanzo “The Ax. Cacciatore di teste”
di Donald E. Westlake (ed. Alacrán), da cui Costa-Gavras aveva già tratto “Cacciatore
di teste” (2005). Ogni inquadratura di “No
Other Choice" sa calarci - in crescendo - nel mondo disperato e ai limiti
dell’allucinazione a occhi aperti di Man-su. Ogni essere umano non è più “persona”,
ma numero, avversario, sfidante, qualcuno da pugnalare, anche letteralmente,
alle spalle. Un noir disturbante, divertente ed estremamente amaro. Si ride, ci
si vergogna di aver riso e si soffre insieme all’uomo licenziato al centro
della scena. Chi arginerà le derive - estreme, efferate e disumane - e gli
abissi più cupi della società capitalistica? Cast strepitoso in cui spicca Lee
Byung-hun già visto nella serie tv “Squid
Game” (interpretava Front Man). Per chi ha un posto fisso o, quanto meno, non
ha pulsioni violente, né armi in casa!
Luca
Barnabé, Il Corriere della Sera
PARK
CHAN-WOOK
Filmografia:
Dar-eun... haega kkuneun kkum (1992), 3injo
(1997), Joint Security Area (2000), Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003), Lady Vendetta (2005), I'm a Cyborg,
But That's OK (2006), Thirst
(2009), Stoker (2013), Mademoiselle (2016), Decision to Leave (2022), No Other Choice - Non c'è altra scelta
(2025)
Martedì 19 maggio:
SENTIMENTAL VALUE di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Stellan
Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning



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