Stagione 2025/2026 | 5 maggio 2026
FATHER MOTHER SISTER BROTHER
Regia: Jim Jarmusch
Soggetto: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Fotografia: Frederick Elmes, Yorick Le Saux
Montaggio: Affonso Gonçalves
Musiche: Jim Jarmusch, Anika
Scenografia: Mark Friedberg, Marco Bittner Rosser
Costumi: Catherine George
Interpreti: Tom Waits (il padre), Adam Driver
(Jeff), Mayim Bialik (Emily), Charlotte Rampling (la madre), Cate Blanchett
(Timothea), Vicky Krieps (Lilith), Sarah Greene (Jeanette), Indya Moore (Skye),
Luka Sabbat (Billy), Françoise Lebrun (la portinaia)
Produzione: Charles Gillibert, Joshua Astrachan,
Carter Logan, Atilla Salih Yücer per Badjetlag/CG Cinéma/Hail Mary Pictures
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 110’
Origine: U.S.A., Francia, Irlanda, 2025
Data di uscita: 18 dicembre 2025
Leone d'Oro alla 82. Mostra
Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2025).
Tre storie che raccontano le relazioni
tra figli adulti, i loro genitori piuttosto distanti e tra fratelli, ognuna
delle quali ambientata nel presente e in un paese diverso. Una serie di
ritratti intimi, osservati senza giudizio, in cui la commedia è attraversata da
sottili momenti di malinconia.
È
curioso che “Father Mother Sister Brother”,
l’ultimo film di Jim Jarmusch, composto da tre storie separate con attori
diversi, giochi e scherzi per due dei tre segmenti, e poi vada più a fondo nel
terzo. E che piacere nello scoprire che proprio la commedia e le macchiette di
quei primi due segmenti sono importanti nel creare le basi e l’atmosfera per la
terza parte, per nulla scherzosa e anzi molto tenera.
“Father Mother Sister Brother” ha vinto
il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, ma in una situazione in cui nessun
regista vorrebbe trovarsi, cioè a discapito di un film tra i più cruciali e
militanti di questi anni, uno di quelli che più meritano visibilità: “The Voice of Hind Rajab”. Lo ha fatto
raccontando tre storie di figli e genitori, con uno stile veramente ammirabile
e con una capacità sottile e peculiare di parlare delle armonie familiari, ma
anche con un po’ di ruffianeria finale, cioè la capacità di accattivarsi la
benevolenza degli spettatori cercando con determinazione la commozione. Non la
commozione grossolana delle grandi dichiarazioni d’amore urlate o degli eventi
clamorosi, ma quella che emerge dall’esposizione di sentimenti che è facile
riconoscere come i propri. C’è in questo film quel piccolo godimento tipico dei
film ben scritti, dato dal capire da soli i rapporti tra personaggi, a partire
da piccoli indizi. Nella prima storia Adam Driver e Mayim Bialik sono figli di
Tom Waits e si recano da lui per controllare come stia. È sempre più anziano e
acciaccato, e temono che la demenza senile stia avendo la meglio; sono un po’
preoccupati e si capisce che, nonostante lo vogliano aiutare, non sono poi così
presenti, ognuno ha la sua vita. Non c’è nessuna dichiarazione, né nessun
dialogo che lo espliciti: ogni spettatore è in grado di riconoscere
atteggiamenti, durezze e sensi di colpa impliciti e agire come un detective
(aiutato dal film), che scopre sguardi, mosse e gesti d’intesa rivelatori.
Nel
secondo segmento, invece, Vicky Krieps e Cate Blanchett sono figlie di
Charlotte Rampling, madre dura e austera, di grande successo. Si recano nella
sua casa per un tè e per fare il punto delle loro vite. Krieps è una donna
lesbica irrisolta che non vuole confessare nessuna delle due cose, Blanchett è
invece molto più inquadrata, ma nessuna delle due si avvicina al successo della
madre. Qui i rapporti sono più dichiaratamente freddi, con una madre rigida e
delle figlie costantemente criticate. Il bello sta tutto nel capire come queste
due sorelle così diverse siano alleate ma anche no, in un nucleo familiare poco
unito come il primo. In ognuna di queste due storie c’è un umorismo molto
delicato, lasciato agli attori, fatto di grandi tempi comici e di piccole mosse
ed espressioni. Soprattutto è un umorismo sulla famiglia e sulle dinamiche
familiari più comuni, arricchito da riferimenti sofisticati. C’è anche quello
che sta più a cuore a Jarmusch e che non manca mai nei suoi film: i ribelli e
gli stili di vita alternativi. C’è cioè un membro della famiglia, diverso dagli
altri, che non è inquadrato in una vita convenzionale ma anzi vive di
interessi, piaceri intellettuali e non cerca il conformismo. È Vicky Krieps nel
secondo e (a sorpresa) Tom Waits nel primo.
Questo
è cruciale per l’arrivo della terza storia, quella di due gemelli che tornano
nella casa in cui sono cresciuti dopo la morte in un incidente aereo dei genitori.
Lì ricordano e scoprono la vita dei defunti e anche quella della loro famiglia
con grandissima dolcezza. È l’unica delle tre famiglie che non contiene un
elemento ribelle perché tutti e quattro lo sono stati. Sia i genitori che i
figli non rispondono a nessun inquadramento sociale, hanno lavori intellettuali
o creativi, si vestono di pelle, hanno i rasta e, sia superficialmente che
intimamente, sono la tipologia umana che Jarmusch ama raccontare. Non stupisce
che in un film di Jarmusch sia questa l’unica famiglia armoniosa e l’unica a
mostrare una maniera possibile di volersi bene, in modi sinceri e onesti.
Gabriele
Niola, Wired
«Penso
che la famiglia sia una complicazione universale» ha detto Jim Jarmusch
parlando del suo “Father Mother Sister
Brother”, elegia chirurgica in tre episodi sull’estraneità a chi dovrebbe
esserci familiare, road movie tra gli Usa, Dublino e Parigi dove si viaggia da
fermi, intorno a tavoli improvvisati o imbanditi, ma ancora di più sul
pavimento nudo di un appartamento vuoto che la macchina da presa esplora con un
rigore straziante, poetico, a tratti sontuoso. Road movie astemio, dove si beve
tè e caffè, ma è l’acqua il vero motore fluido e significante di un film che
gioca con gli elementi ricorrenti (gli skaters anarchici al rallentatore; un
Rolex forse vero, forse falso; il match di colori nei vestiti come affare di
famiglia; il modo di dire «Bob’s your uncle», ma che trova il suo compimento
nella somma delle parti, dove 3 + 3 + 2, alla fine, fa sempre uno. «Si può brindare
con l’acqua?» Chiede Jeff (Adam Driver) nel primo episodio, “Father”, a suo padre (Tom Waits) e sua
sorella Emily (Mayim Bialik), rompendo uno dei tanti silenzi imbarazzati nello
chalet dove una sedia ipnotica affaccia su un lago parzialmente ghiacciato. «Ma
l’acqua ha davvero un sapore?» Chiede nel secondo episodio, “Mother”, Lilith (Vicky Krieps) a sua
madre (Charlotte Rampling) e sua sorella Timothea (Cate Blanchett) quando,
impeccabili e diversissime nelle loro tenute Yves Saint Laurent, si raccontano
una valanga di bugie tirando i sorrisi ed il tempo, che sette minuti, l’arrivo
di un Uber, sembrano un’eternità. La soluzione di questo sudoku dell’anima
arriva nell’ultimo, meraviglioso e struggente episodio, “Sister Brother”, dove i due gemelli, Skye (Indya Moore) e Billy
(Luka Sabbat) si abbracciano, accarezzano, consolano cercando uno spazio l’uno
nel corpo dell’altra, mentre visitano l’appartamento oramai vuoto dei genitori
amati e, come è naturale, mai veramente conosciuti, morti su un aereo diretto
chissà dove, nelle Azzorre, chissà perché. Solo abitando il vuoto, solo
frugando nelle tracce di un’assenza oramai insanabile, sorella e fratello
colgono dei brandelli di risposte che in realtà sono solo scoperte, ritrovano
il sapore della loro infanzia vedendosi diversi anche se gemelli, estranei,
anche se vicinissimi. «L’acqua come medicina», dice l’amica di Billy, perché il
senso si trova solo in quello che c’è di apparentemente trasparente,
inefficace, insapore: i movimenti impercettibili di una palpebra, il dettaglio
di una mano che regge una tazzina, la posizione delle ginocchia sotto un
tavolo. Siamo tutti irrimediabilmente soli, sembra volerci dire Jarmusch,
facendo sua la lezione dell’amato Yasujirō Ozu, e l’unica cosa che possiamo
fare, per consolarci, è fare spazio. E guardarci attraverso.
Elisa
Baldini, CineCriticaWeb
JIM
JARMUSCH
Filmografia:
Vacation (1980), Stranger Than Paradise -
Più strano del Paradiso (1984), Daunbailò
(1986), Mystery Train - Martedì notte a
Memphis (1989), Taxisti di notte
(1991), Coffee and Cigarettes III
(1993), Dead Man (1995), Year of the Horse. L'anno del cavallo (1997), Ghost Dog - Il codice del samurai
(1999), Ten Minutes Older: The Trumpet
(ep.) (2002), Coffee & Cigarettes (2003), Broken
Flowers (2005), The Limits of Control
(2009), Solo gli amanti sopravvivono
(2013), Gimme danger (2016), Paterson (2016), I morti non muoiono (2019), Father
mother sister brother (2025)
Martedì 12 maggio:



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